Cisterna d'Asti tra Roero e Astigiano.
Cisterna d'Asti è un paese "di mezzo" posto tra il Roero a cui storicamente, morfologicamente ed economicamente appartiene, e il territorio denominato Colline Alfieri dell'Astigiano Il suo essere di confine si riconosce dalla sua storia, che lo ha vista diventare addirittura Principato sotto i Dal Pozzo, dal suo bellissimo e conservato paesaggio naturale che è segnato dalle Rocche ad ovest e da colline più dolci verso est e naturalmente dai suoi vini che, accanto al Cisterna d'Asti ottenuto da Croatina, espressione più tipica del territorio, vede i nebbioli e gli arneis vicino alle barbere astigiane. Chissà se davvero il nome del paese deriva dalla grande cisterna del castello, profonda quanto la distanza tra il salone centrale e la volta delle cantine. Forse si o forse no, ma certo il fatto che sia l'etimologia più accreditata dimostra almeno due cose: la meraviglia per quell'opera di ardita ingegneria medievale e il profondo legame tra Cisterna e il suo castello. "Suo" in tutti i sensi, perché l'imponente edificio è dal 1912 di proprietà del Comune, donato dai duchi d'Aosta cui era pervenuto in eredità dalla madre, Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna; è stato per oltre mezzo secolo municipio e scuola; e dagli anni Ottanta, restaurato in più riprese con finanziamenti regionali, ospita il Museo Arti e Mestieri di un tempo, importante istituzione culturale e giusto orgoglio dei cisternesi che hanno dato l'anima per realizzarlo. Il castello esiste almeno dal 1280, ma la presenza di fortilizi nel territorio di Cisterna - dove conservano tracce di romanità solo alcuni toponimi - è antecedente: un castrum vetus sorgeva a dominio della valle di San Matteo, un altro nei pressi di Valmellana, sul colle di Belriguardo, tenuto da feudatari che parteciparono alla lega dell'Astisio contro Asti. La costruzione del primo nucleo del castello attuale si deve probabilmente ai signori di Gorzano, che sconfitti nel 1275 dovettero vendere anche i beni di Cisterna. Nell'ultimo quarto del XIV secolo, investiti dal vescovo di Asti, compaiono come titolari di parte del feudo i Roero, che però, causa la strenua opposizione dei consignori, non riusciranno mai ad averne il possesso effettivo. Ma, perquanto contrastata, la loro presenza è stata ritenuta suffìciente a classificare Cisterna come paese del Roero, territorio cui peraltro appartiene per morfologia, paesaggio ed economia agricola (le Rocche, i boschi, le viti). A segnare il destino del feudo è, nel 1476, l'intervento di papa Sisto IV, che lo assegna al nipote Antonio della Rovere d'Aragona. Per eredità e vendite successive, il luogo perviene nel 1650 a Francesco dal Pozzo, marchese di Vogherà; per il figlio di questi, Giacomo, papa Clemente X erige il feudo in principato, concedendo anche il privilegio di battere moneta. Fino al 1790 sarà quindi attiva a Cisterna una zecca, istituzione rara anche in feudi più importanti. Oltre al castello, interamente visitabile nelle ore di apertura del Museo Arti e Mestieri di un tempo (e del connesso Museo dell'Agricoltura del Piemonte, con documentazione incentrata sulla viticoltura di collina) forma il cuore monumentale del paese l'antistante parrocchiale già del Santo Spirito, di forme baroccheggianti risalenti alla prima metà del Settecento. Su uno sperone a est dell'abitato sorge invece l'antica parrocchiale dei Santi Gervasio e Protasio, di cui si hanno notizie dal Duecento. Cisterna d'Asti "... Si rivela qui all'improvviso un'attraente veduta sul castello di Cisterna che domina dall'alto, sulla cerchia delle colline screziate dei verdi cangianti di vigneti e pescheti", in Invito alle Langhe, Domi Gianoglio descriveva così il colpo d'occhio che si ha del paese salendo da Canale; ma "attraenti vedute" sul castello di Cisterna si colgono anche - a tratti, in un intrigante gioco di apparizioni ed eclissi - avvicinandosi dal versante di San Damiano, o percorrendo strade più lontane. Il castello è davvero la chiave di volta del territorio, nel luogo che da nome al vino da uve Croatina e che, sia pure per motivi un po' casuali, si ritrova a fare i conti con una doppia identità, di paese del Roero e di Comune delle Colline Alfieri.
Il grande risultato ottenuto permette di riprodurre tutte le attività presenti sul territorio nel periodo di fine ottocento inizio novecento. Oltre 6000 pezzi trovano una dignitosa collocazione all’interno del castello divenuto ormai vero e proprio “Museo delle arti e mestieri di un tempo”


IL TERRITORIO
Un paesaggio fatto su misura per chi rifugge frastuono ed asfalto e ricerca un intimo contatto con la natura: la bellezza selvaggia delle rocche, boschi di castagni e querce, rosse distese di campi di fragole e preziosi vigneti che collegano le colture ortofrutticole. Paesini sparsi sulle cime di colline, tra castelli, torri, chiese, cappelle, nuclei di case, tracce di un passato che va riscoperto e conosciuto. La realtà del Roero è costituita anche dal patrimonio storico-artistico: chiese, castelli, beni culturali, dai quali emerge la storica di tempi antichi.